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Il medico, il filosofo e il Papa

  • 1 ora fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Tre vie al mistero: storia, pensiero, e affidamento


Questo è un invito alla lettura di tre libri, due editi quest’anno e uno pubblicato alla fine dell’anno scorso, che — almeno dal mio punto di vista — affrontano, ciascuno a modo proprio, il tema della spiritualità. Si tratta di Euthymios. Il medico greco che incontrò Yeshua di Nicola Sguera, Il breviario sull’aldilà di Giovanni Baiocchi e Il Papa di Maria. Giovanni Paolo II, paladino dell’Immacolata di Paolo Gulisano.


Tre libri molto diversi tra loro, per stile, struttura e impostazione culturale, ma accomunati dal tentativo di riportare al centro una riflessione sul sacro, sulla trascendenza e sulle grandi domande dell’esistenza.


Prima di sottolinearne qualche similitudine e differenza, vale però la pena comprendere brevemente di che cosa parlino.


Le Trame


Nicola Sguera scrive, con Euthymios, un romanzo storico ed esistenziale ambientato negli anni della nascita di Cristo. Il protagonista è un medico greco che, tra il mondo ellenistico e i domini romani, attraversa luoghi e incontri decisivi: dalla Grecia fino a Masada, passando per figure come Seneca, Ponzio Pilato e infine Gesù stesso. Attraverso la sua esperienza umana, i suoi dubbi e le sue inquietudini, Euthymios si confronta progressivamente con il problema religioso e spirituale.


Giovanni Baiocchi, invece, sceglie la forma del dialogo filosofico. Nel confronto tra Fidelio e Paganico — credente il primo, scettico o agnostico il secondo — Il breviario sull’aldilà affronta il classico problema filosofico del Fondamento della realtà (Grounding), per dirla con Hegel del rapporto tra “immediato” e “mediato”, interrogandosi sui principi primi dell’Essere e sul significato ultimo del mondo.


Paolo Gulisano, infine, adotta il registro del saggio storico e spirituale. In Il Papa di Maria mostra quanto centrale fosse, nel pensiero e nella vita di Giovanni Paolo II, la figura di Maria, intesa non solo come figura di devozione, ma anche come chiave di lettura teologica dell’esperienza cristiana.



La missione comune


Pur partendo da prospettive molto differenti, tutti e tre i libri condividono però un elemento fondamentale: il tentativo di restituire dignità culturale e intellettuale alla dimensione spirituale. Nessuno dei tre autori tratta infatti il sacro come semplice residuo folkloristico o come questione privata irrilevante; al contrario, tutti lo considerano qualcosa di degno di riflessione, dialogo e approfondimento.


Nel caso di Baiocchi questo è evidente già nella forma d’espressione scelta: il dialogo. Due persone che partono da posizioni diverse discutono civilmente della realtà, del mutamento e della possibilità stessa di una trascendenza. Il libro recupera così un metodo antico, quasi socratico, in cui la ricerca della verità passa attraverso il confronto e il rispetto tra esseri umani.


Gulisano, invece, utilizza il medium della testimonianza. Attraverso i santuari mariani, le apparizioni e il rapporto personale di Giovanni Paolo II con Maria, mostra come il culto e la ritualità cristiana possano diventare strumenti per approfondire il significato teologico profondo dell’esperienza religiosa.


Sguera sceglie invece la strada della narrazione e del mito. In Euthymios la spiritualità passa attraverso il vissuto concreto di un individuo: le sue paure, le sue contraddizioni, il suo invecchiamento, il confronto con il dolore e con il mistero. In questo senso il romanzo richiama, almeno indirettamente, quella dimensione kierkegaardiana del “timore e tremore” e del “Singolo” che caratterizza il rapporto dell’uomo con il sacro.


Le cornici


Interessante è anche il diverso retroterra culturale da cui i tre libri prendono forma.


Gulisano si colloca apertamente nella tradizione cristiano cattolica, facendo dialogare il pensiero di Giovanni Paolo II con il magistero della Chiesa e con la spiritualità mariana.


Baiocchi, invece, si muove in una direzione più laterale. Prendendo le mosse dal pensiero teologico di suo zio Germano, a cui il libro è dedicato, il suo orizzonte richiama piuttosto la grande tradizione mistica europea: Meister Eckhart, Silesio e quella linea che privilegia l’interiorità e l’esperienza diretta del trascendente.


Sguera, infine, adotta una prospettiva ancora diversa e più tormentata: ambientando la sua storia in un’epoca precristiana, intrecciando la filosofia antica al mondo giudaico dell’Antico Testamento. E tuttavia il suo sguardo resta personale e non convenzionale: non a caso l’autore si definisce un “diversamente credente”, segnalando così un rapporto problematico ma autentico con il tema della fede.


Possiamo quindi dire che i tre libri si radicano in tre grandi tradizioni differenti: Gulisano quella più propriamente cattolica e tradizionale, che “stando sulle spalle dei giganti” sprigiona tutta la forza della Tradizione; Baiocchi una linea più mistica, che accetta il rischio di maneggiare termini come Nulla e Non-Essere, ma senza cadere nel baratro del nichilismo o nella granitica permanenza dell’Essere parmenideo; Sguera una spiritualità alle soglie cristianesimo, dove il Logos greco si misura con la concezione ebraica e il mondo mediorientale, con l’irruzione di domande nuove e universali per tutta l'umanità.


 

La natura umana


Un ulteriore punto di contatto tra i tre testi è il modo in cui viene affrontato il rapporto tra corpo e spirito. In nessuno dei tre casi troviamo infatti un dualismo netto o una svalutazione della corporeità. Al contrario, emerge costantemente l’idea di un essere umano unitario, un rifiuto di qualsiasi riduzionismo antropologico, in cui dimensione fisica, psichica e spirituale risultano eventualmente problematiche, ma sempre profondamente intrecciate.


Nel libro di Gulisano questo aspetto appare nella centralità del corpo sofferente di Giovanni Paolo II: la malattia, l’attentato, il decadimento fisico non vengono nascosti, ma diventano parte integrante della sua testimonianza spirituale e del suo legame con Maria.


In Euthymios il corpo è fondamentale già nella scelta del protagonista: un medico. Ma un medico antico, con una visione olistica dell’essere umano, per cui la cura riguarda insieme il corpo, la mente e l’anima. Persino l’invecchiamento del protagonista diventa occasione di riflessione religiosa.


Baiocchi, infine, pur potendo scegliere la forma del serrato trattato filosofico, preferisce quella del breviario — oggetto destinato a un’orazione familiare e quotidiana — e del dialogo tra due amici. Le sue riflessioni non restano mai puramente astratte, ma vengono incarnate in volti, relazioni ed esperienze vissute.


L’incrocio di vie


In fondo, è forse proprio qui che queste tre penne trovano il loro punto d’incontro più profondo. Non semplicemente nel fatto di parlare di spiritualità, ma nel rifiuto di considerarla un tema marginale, imbarazzante o già consegnato al passato. I tre autori, ciascuno con strumenti diversissimi, sembrano muovere da una medesima convinzione: che l’uomo non si esaurisca nella superficie del dato, dell’utile, del funzionale, e che continui ad abitare in lui una domanda di senso che nessuna semplificazione materialistica riesce davvero a estinguere.


Per questo i loro libri non chiedono esplicitamente e necessariamente al lettore di condividere una fede, un sistema filosofico o una precisa visione religiosa. Gli chiedono però qualcosa di forse altrettanto impegnativo: di non sottrarsi troppo in fretta alla possibilità che il reale ecceda ciò che appare, che la vita umana custodisca un’apertura ulteriore, che il sacro — comunque lo si voglia nominare — resti una questione intellettualmente e umanamente viva. E, in tal senso, forniscono tre vie, tre chiavi di accesso: il pensiero metafisico, la narrazione esistenziale e l’affidamento mariano.


Ed è già molto, in un tempo in cui è vivo il rischio di archiviare le domande ultime prima ancora di averle semplicemente ascoltate.

 

Alessandro Longhi


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